Noi, quelli che abboccammo a "l'Italia é il Paese che amo"


L' ex cavaliere ancora una volta è sfuggito alle grinfie della "commare secca" grazie alle abili mani dei chirurghi del San Raffaele di Milano.
Mentre molti (fedelissimi o supposti tali, padano al Governo incluso), già immaginavano di doverne onorare le esequie, il grande vecchio si è presentato qualche giorno fa' all'appuntamento con i giornalisti, fuori dall'ospedale, con una faccia grigia e sofferente che nessun cerone, ormai, sarebbe in grado di camuffare.
Ostentando uno studiato tratto umano ha confessato che, stavolta, ha avuto paura.
Eppure lui non demorde, dopo una condanna definitiva a 4 anni nel 2013 per frode fiscale (la stampa riporta ben 368 milioni di dollari, soldi sottratti ai contribuenti italiani), che lo ha messo fuori dei giochi per qualche anno; dopo aver gabbato la giustizia, riuscendo a cavarsela con i servizi sociali andando qualche pomeriggio in visita ai vecchietti di Cesano Boscone, oggi Berlusconi, a 83 anni suonati, si ripresenta come candidato capolista alle prossime elezioni europee.
Uno schiaffo alla legge Severino (lui può), i cui effetti gli sono stati sterilizzati dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha accettato il ricorso del suo ormai collaudato team di avvocati.

Lo faccio "per difendere gli interessi delle famiglie italiane", ha tweettato non più tardi di qualche giorno fa' il pregiudicato di Arcore; non lo preoccupa o almeno fa finta di non preoccuparsi, che il suo partito si va assottigliando di più ogni giorno che passa: perde pezzi da novanta (vedi Toti), come pure decine e decine di amministratori locali in fuga verso la Lega.
Della sua tentacolare ramificazione di potere sia nazionale che territoriale, poltrone conquistate nell'arco di 25 anni, a Berlusconi restano oggi solo brandelli di partito che seguendo il suo esempio, sta cedendo sotto i colpi della giustizia.
Un esercito di nani e ballerine alla deriva, ecco cos'è oggi Forza Italia.

Ma sbaglierebbe colei o colui che pensasse che noi italiani il fenomeno Berlusconi ce lo stiamo lasciando alle spalle.
Il berlusconismo sopravviverà a Berlusconi.
Ed é questo il primo, il più mortale dei  peccati dell'ex cavaliere.
Il berlusconismo va oltre i reati accertati e in buona parte prescritti nelle aule di tribunale a carico di Berlusconi, va oltre le sue collusioni mafiose che sentenze definitive hanno consegnato ai posteri, così come i suoi reati fiscali e le sue aberranti pulsioni sessuali, tanto irreprimibili da sottometterlo da anni al ricatto, tanto al mese, di un manipolo di "olgettine" (questo ci rimanda la cronaca).
Il danno sociale va persino oltre  al danno istituzionale di aver innescato un formidabile sistema di  corruzione quando con i suoi uomini si è insediato in Parlamento, inaugurando l'era della compravendita dei parlamentari.

Il berlusconismo ha permeato di sé la società italiana, sdoganando il concetto che tutto ha a un prezzo, basta stabilirlo.
Ha esaltato il mito del successo individuale, perché chi non lo raggiunge é un fallito.
Ha infettato le menti delle ultime generazioni, ragazzi squalificati in partenza da decenni di percorsi scolastici sempre più scadenti e all'impronta del risparmio, cresciuti con il culto dell'apparire sull'essere, oggi donne e uomini le cui menti sono state permeate e lasciate in balia di infinite serie di "grandi fratelli", "uomini e donne" e "isole dei famosi", roba spacciata per vita reale, che tristezza.
E oggi i loro figli ne sono il prodotto, spesso giovani cresciuti senza un etica civica né basi culturali.
Provate ad entrare il qualche discoteca e a chiedere in giro chi sono i presidenti di Camera e Senato, troppo pochi vi sapranno rispondere. Provate a chiedere chi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, molti vi guarderanno con occhi stralunati.

É di questi giorni la notizia che è passata alle Camere, su proposta dei 5 Stelle, la reintroduzione dell'educazione civica nelle scuole e che comprenderà anche lo studio della storia dell'Antimafia italiana, l'educazione alla legalità, il rispetto per l'ambiente.
Ma non illudiamoci, non basterà una legislatura con persone specchiate al Governo del Paese per ricostruire una collettività rispettosa dei valori di legalità, delle regole del vivere civile, dell'ambiente.
Ma é sicuro, da qualche parte urge ricominciare, e non ditemi che sono schierata se sono convinta che gli unici che possono tentare la risalita sono i 5 Stelle.

E voglio dirlo chiaro, a scanzo equivoci, il mio non é un attacco alle nuove generazioni che anzi, sono le vittime inconsapevoli dei nostri errori.
Io accuso la nostra di generazione, quella che ha ceduto alle sirene di Berlusconi quando il 26 gennaio del 1994, forte delle sue reti televisive, dei suoi giornali e potendo contare sulla permeabilità di un sistema politico di fronte a quello che sarebbe stato il più grande conflitto di interessi che la storia della Repubblica italiana ricordi, a dispetto delle sue oscure fortune annunciò la sua "discesa in campo" con il discorso ormai passato alla storia come "l'Italia é il paese che amo".
E pensa se non lo amava, mi verrebbe da dire oggi!

Fatto sta che noi, giovani e meno giovani italiani di allora, rapiti dal suo carisma, tempo 2 mesi della più breve campagna elettorale della storia politica italiana, lo incoronammo nuovo uomo della provvidenza.
(Achtung, ne gira un'altro da giugno scorso nelle piazze d'Italia, non fatevi infinocchiare un altra volta, é un suo alleato).

Ma, mi corre l'obbligo di dirlo per amore di verità, tutto questo non sarebbe potuto accadere senza la complicità di una sinistra che a parole diceva di combatterlo Berlusconi ma nei fatti, lungi dall'isolarlo politicamente, ci si é alleata, quando sarebbe bastato, nelle fasi di alternanza di Governo della seconda repubblica, che avesse prodotto una seria legge sul conflitto d'interessi per metterlo fuori dai giochi.
Una finta sinistra, non me lo dimentico, silenziosa e tanto asservita a Berlusconi da tollerare che un Parlamento italiano a camere riunite, in una notte del maggio 2010, votasse che si, Ruby era proprio la nipote di Mubarak, pur di salvarlo dalla galera.

Oggi, a distanza di 25 anni, un senile e malandato Silvio Berlusconi, sempre in pieno conflitto di interessi e con l'aggravante di un profilo giudiziario pesantissimo, si sottopone di nuovo al giudizio delle urne, questa volta Europee, ben conscio che lui, nei fatti, ha già vinto.

Colpa sua? No, colpa nostra.

Commenti

  1. Si ci siamo cascati e presi in giro per vent'anni. Il lavoro, il grande paese e il vittimismo di chi viene perseguitato dai cattivi, nemici del popolo. Puah!

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