Giù il cappello!
Luigi Di Maio è tornato a Taranto il 24 aprile scorso, ha rispettato il suo impegno e ci ha messo la faccia.
Dopo aver apposto la sua firma al nuovo addendum che a settembre scorso ha chiuso la travagliata vendita di Ilva ad ArcelorMittal, ha nuovamente incontrato gli ambientalisti, i soggetti della società civile che hanno aderito al cosiddetto Piano Taranto, insomma tutti coloro che vogliono la chiusura e la riconversione dello stabilimento ex Ilva.
È stato il primo incontro di un tavolo permanente istituito dal MEF per raccogliere le istanze provenienti dal territorio tarantino.
Luigi, umile e cosciente del suo ruolo, ha ascoltato tutte le voci senza mostrare segni di insofferenza, anche quella rabbiosa e maleducata degli esponenti di un associazione che, dopo avergli gridato addosso il loro comunicato, se ne sono andati prima della sua replica.
É stato rispettoso anche nei confronti di coloro che gli hanno addossato le responsabilità governative altrui, anche di decenni addietro, ha ingoiato anche la finta bonomia di qualche ex 5Stelle sedicente tradito.
Tutti hanno avuto spazio per esprimere le loro ragioni.
E solo alla fine degli interventi, evidentemente turbato ma forte della sua buona fede, come solo un uomo consapevole di aver agito con senso etico e senza secondi fini può fare, ha risposto punto per punto a tutte le accuse, ai mal di pancia da troppi anni soffocati nell'altrui indifferenza, si è assunto le sue responsabilità e ha declinato i suoi obiettivi a breve sotto l'aspetto ambientale, non tralasciando di rivendicare le sue azioni, quelle che hanno consentito di mettere una pezza last minute alla svendita di Ilva che un Calenda targato Governo PD firmò in gran segreto, così vilmente sottraendosi al giudizio dell'opinione pubblica.
Per chi fosse di memoria corta: il contratto così come se l'era trovato, già firmato e blindatissimo Luigi Di Maio, fresco di investitura governativa, prevedeva fra l'altro 3mila esuberi ed un cronoprogramma ambientale versione light e alle "calende" greche.
Fu subito chiaro, dai vari pareri raccolti, in primis quello dell'Avvocatura di Stato, che una rescissione del contratto, ovvero una eventuale decretazione di chiusura dell'Iva da parte del Governo, sarebbe stata destinata ad annullamento in caso di ricorso al Tar, ineludibile, da parte della subentrante Arcelormittal.
L'addendum contrattuale che Di Maio ha portato a casa a settembre scorso fu dunque quanto di meglio si potesse ottenere in quelle condizioni: 10.700 assunzioni, zero esuberi, mantenimento dei livelli retributivi e accorciamento dei tempi del cronoprogramma ambientale, di cui sono stati migliorati diversi aspetti e che trova oggi, con eliminazione dell'immunità penale dei vertici di Ilva contenuta nel Decreto Crescita, ulteriore garanzia di realizzazione.
Per decenni siamo stati governati da quaquaracqua' buoni solamente ad essere la dove c'era da raccogliere l'applauso, salvo eclissarsi, quando i danni erano stati fatti, ai primi segni di dissenso popolare.
Oggi i media, disonesti tanto quanto i loro padroni, lungi dal riconoscere la serietà e la responsabilità istituzionale di cui Di Maio sta dando prova in questo territorio martoriato, per colpe ascrivibili a decenni di latitanza o, peggio, connivenza politica altrui, lo mettono alla berlina, addossandogli responsabilità che non ha.
Uno fra tutti riporto il vergognoso titolo di Repubblica :
"mamma rifiuta la stretta di mano a Di Maio: "Si ricorda di mio figlio morto?"
Se comprendo e anzi, mi commuovo, davanti alla disperazione e all'indignazione di una mamma che nei confronti di un rappresentante dello Stato, si sente tradita, non comprendo e non giustifico la strumentalizzazione di questa tragedia umana da parte dei servi sciocchi di quella stessa politica che tanta parte di responsabilità ha avuto nel provocarla.
A tutti costoro rispondo: giù il cappello davanti ad un uomo delle Istituzioni come Luigi Di Maio.
Sempre che, inquinati come siete da decenni di manipolazioni lobbistiche, siate ancora in grado di riconoscerlo.


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