Lega 2.0? Salvini giù la maschera!


"Vorrei sapere cosa gli sta saltando in mente. Hanno deciso di aprire una crisi in piena campagna elettorale? Una follia, ci stanno provando in tutti i modi. Perché questa fretta? Non vogliono aspettare nemmeno che Siri spieghi ai giudici come stanno le cose?"
E ancora: "a me va bene tutto purché me la spieghino".
Queste sono le parole che, a detta dei media, avrebbe pronunciato un incazzatissimo Salvini in queste ore, il quale, però, non sembra voler aprire una crisi dopo che ieri il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in conferenza stampa,  ha ben spiegato i motivi per i quali Armando Siri, sottosegretario del suo governo in quota Lega, oggi indagato per un ipotesi di corruzione emersa nell'ambito di un indagine partita dalla Procura Antimafia di Palermo, non sarà più della partita: o si dimette dalla sua carica oppure Conte, in qualità di Capo dell'Esecutivo, proporrà per decreto il suo dimissionamento al prossimo CdM utile, e dimissionato sarà, visto che i 5 Stelle, che da giorni spingono perché Siri vada fuori, sono in quota di maggioranza.

Ma "un Governo val bene un Siri", direbbe un redivivo Enrico IV di Francia, valutando l'atteggiamento dei leghisti di oggi.
In realtà il padano, che oggi ha deciso di vestire (é la sua specialità), i panni dell'uomo indignato, sapeva bene che l'epilogo sarebbe stato questo e ora, con fare studiato, sta mandando in onda l'ennesima puntata di una soap opera ad uso di quell'elettorato che, in prossimità delle urne europee, sa essere sensibile ai suoi toni enfatici ma per sua fortuna scarsamente propenso all'approfondimento.

Le premesse di questo epilogo c'erano tutte.
A Salvini non potevano essergli sfuggiti gli inviti garbati ma fermi, i suggerimenti dettati da puro buonsenso istituzionale, in primis a suo vantaggio, che gli faceva arrivare Di Maio, il capo politico dei 5 Stelle che con lui ha firmato un programma di Governo blindato anche sotto il profilo dei comportamenti etici. Il Capo di un Movimento che l'etica politica ce l'ha nel DNA, non fosse altro che perché attorno ad essa il Movimento è nato.
Segnali che avrebbero dovuto indurre Salvini a chiudere subito la partita, obbligando il suo sottosegretario a chiamarsi fuori già una settimana fa', così da mettere al riparo, lui stesso e il Governo di cui fa parte, da eventuali sgradite sorprese in caso di rinvio a giudizio di quello che sarebbe stato ormai solo uno dei tanti senatori leghisti seduti in Parlamento.

Ve la immaginate invece quale sarebbe stata la reazione della stampa internazionale e dei mercati se un politico in forza del Governo giallo verde fosse finito sotto processo?
E invece no, Salvini ha voluto estremizzare lo scontro costringendo Conte ad intervenire.
Sta montando ad uso elettorato l'ennesimo derby: i giustizialisti, i forcaioli grillini da una parte, contro i garantisti, quelle anime generose della Lega, dall'altra.

La mente mi frulla e azzardo delle ipotesi: gliel'avra' forse suggerita mister Bannon da lui accolto financo a Palazzo Chigi, questa strategia? Quel Bannon guru della comunicazione che dopo aver aiutato Trump a vincere le elezioni si è fatto cacciare dalla Casa Bianca per le sue uscite  pericolosamente confinanti con la filosofia nazifascista?
Sarà stato proprio lui, quel Bannon a cui si é appreso facesse da tramite presso la Lega il figlio di Arata senior, il giovane rampante che sua eminenza grigia al Governo, Giancarlo Giorgetti, ha voluto nel suo staff, a farlo decidere di tener duro?
Eppure motivi per mantenere un profilo basso ce n'erano e c'è ne sono.
Che combinazione (!), la Lega assume il figlio di un Arata qualsiasi nel suo staff di Governo e poi si scopre che gli stessi Arata, padre e figlio, non sapendo di essere intercettati dalla DIA, sono quelli che hanno fornito la prova principe su cui si regge l'indagine su Siri, beccati a parlare del sottosegretario e di quanto gli fosse costato farsi sponsorizzare un emendamento su l'eolico che li favorisce.

Per i distratti: Siri, che é sottosegretario ai trasporti, ha presentato un emendamento in materia di eolico che, l'ha spiegato a chiare lettere ieri Conte, avrebbe favorito un solo imprenditore, gli Arata, non una categoria di imprenditori, tant'è che i 5 Stelle l'avevano bocciato.
"Che c'azzecca?" direbbe Di Pietro.

E perché Salvini prende le distanze da Arata senior solo oggi? Un imprenditore dell'eolico che dice di aver incontrato una sola volta ma che, carta canta, lo ha invitato ad un suo Congresso, l'ha omaggiato di un tweet elogiativo e proposto come Presidente dell'Autority dell'Energia, fregandosene del mega conflitto d'interessi che lo avrebbe investito in quella carica.

Quando ha appreso che Arata era implicato in una storia ben più pesante di corruzione e mafia, che si allunga fino a lambire la figura del re dei latitanti mafiosi Messina Denaro, credo che qualche domanda il Salvini se la sia fatta, ma a maggior ragione sarebbe stato saggio da parte sua, se non per etica morale, per pura convenienza politica, buttare fuori dal Governo il suo uomo che, colpevole o innocente che risulterà agli occhi della giustizia, oggi é comunque bruciato politicamente.

Ma tant'è, nonostante ogni regola di prudenza e buon senso, Salvini ha voluto radicalizzare questo scontro perché, evidentemente, conta sulla distrazione di massa che gli assicurano i suoi enfatici comizi via web e nelle piazze, passaggi a cui il mainstream nazionale continua a proporglisi come cassa di risonanza (forte sto Bannon...) ma, secondo me é mal consigliato dalla sua vanagloria e se la sta rischiando.

Salvini forse crede di aver in pugno l'opinione pubblica e finanche il M5S (forse perché lo hanno difeso in tutt'altro contesto, quello della Diciotti), non ha colto o non ha voluto cogliere il senso, il giudizio politico che questa vicenda, prima ancora del giudizio che esprimerà la magistratura, porterà con sé e che lo inchioda alle sue responsabilità di leader di partito e di azionista di Governo.
C è voluto un uomo, un giurista prestato alla politica come Giuseppe Conte, uno che non ha progetti a lungo termine nei palazzi del potere, per spiegarglielo in modo straordinario.
È così che funziona, ovvero, dovrebbe funzionare, per ogni rappresentante chiamato dal Popolo a gestire la Cosa Pubblica.
Ai politici "non basta essere onesti, occorre apparire onesti", diceva un compianto Paolo Borsellino a dei giovani studenti prima di cadere assassinato sotto i colpi di "cosa nostra".

Che occasione persa, caro Salvini, avresti avuto l'opportunità di tagliare definitivamente i ponti con quella "Lega Nord" affondata sotto il peso degli scandali e della corruzione e i cui strascichi sono stati anche di recente per te motivo di imbarazzo, a cominciare dal suo fondatore, quell'"Umbert" di Pontida che ha sottratto allo Stato 49 milioni di euro, mica bruscolini.
Opportunità che invece non hai colto, facendo cadere la tua maschera.

La tua "Lega 2.0" e te che la rappresenti, non siete altro, ai miei occhi, che la triste evoluzione della vecchia, quella in versione analogica.

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