La questione morale e la foglia di fico del garantismo.
Prima ancora di iniziare a condividere i miei pensieri con chi avrà la pazienza di leggermi, sgombro il campo da malintesi. Nei miei trascorsi di elettrice, oltre 40 anni di urne, non ho mai votato per partiti cosiddetti di sinistra a partire dal Partito Comunista Italiano, fino ad arrivare alla sua ultima degenerazione, il Partito Democratico, così come non ho mai avuto slanci elettorali verso la destra, o centro destra che dir si voglia, in tutte le sue declinazioni.
Confesso invece di aver supinamente avallato con il mio voto decenni di democrazia cristiana di andreottismo vestita. All'epoca per me (tendenzialmente una moderata che, già in tempi non sospetti, ha sempre rifugito ogni tipo di ideologia), destra e sinistra per me pari erano, ed il votare per un partito moderato che portava nel simbolo le confortanti paroline di "democrazia" rafforzate dall'aggettivo "cristiana", mi faceva dormire sonni tranquilli.
Roba che a ripensarci oggi trova giustificazione ai miei occhi solo ripensando al mio scarso livello di consapevolezza politica o pigrizia mentale, fate voi, che hanno caratterizzato almeno la prima metà della mia vita.
Mi chiedo: avessi votato ieri, ai tempi della prima Repubblica, con la consapevolezza che ho maturato oggi, quale sarebbe stata la mia scelta?
La giovane donna che ero ieri, se consapevole del parterre politico di allora, avrebbe votato un uomo come Enrico Berlinguer, non in quanto espressione del Partito Comunista, di cui rifuggivo all'epoca le derive classiste e i suoi mai chiariti legami con la Russia post bellica, no, io avrei votato Berlinguer in quanto fu l'unico che all'epoca percepi' come urgente, dopo aver preso una ferma posizione contro un PCI eterodiretto dall'URSS, e ai primi segnali di degrado politico, porsi la cosiddetta questione morale, così come fu il primo ad intuire che per progredire l'Italia aveva bisogno di riforme sociali ed economiche e che per realizzarle c'era bisogno di larghe intese, una classe politica che sacrificasse parte di sé stessa per il bene supremo dei cittadini italiani.
In questo suo percorso trovò la collaborazione di Aldo Moro, il Presidente della Democrazia Cristiana, che non a caso, nel marzo del '78, il giorno in cui Andreotti avrebbe avuto la prima fiducia dei "Comunisti" al suo quarto Governo, fu rapito per essere poi brutalmente ucciso, un mese dopo, dalle Brigate Rosse, sacrificato sull'altare dello scampato compromesso storico.
E fu sempre lui, Berlinguer, a lasciarselo alle spalle, il progetto del compromesso storico, quando, dopo la morte di Moro, divennero evidenti il degrado, la corruzione che avevano pervaso tutta la Democrazia Cristiana, logorata da decenni di Governo.
Le parole che egli usò per dipingere la corruzione che già allora inquinava la classe politica dell'epoca, eravamo ai primi degli anni '80, sono ancora oggi di un' attualità sconcertante.
In un intervista rilasciata ad un allora presente a sé stesso Eugenio Scalfari, Enrico Berlinguer dichiarò :
"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali».
E pensate, se parlava così già nel 1981, come avrebbe reagito, se ancora in vita, circa 15 anni dopo, avesse assistito allo scandalo di mani pulite, che segnò la fine della prima repubblica e della DC?
In qualche modo sarebbe riuscito a scongiurare, o almeno a mettere un freno alla deriva etica della prima Repubblica?
Sarebbe riuscito a porre un freno al sistema clientelare tessuto da Craxi che, in barba al più grande conflitto d'interessi che l'Italia repubblicana ricordi, con decreti ad hoc, all'apice del suo potere, pose le premesse per l'avvento del ventennio berlusconiano, che poté contare, grazie al socialista, su ben tre emittenti televisive le cui conseguenze ancora paghiamo, in termini di scadimento morale ed etico, anche sulle nuove generazioni?
Già ma tu, Enrico Berlinguer, non lo sapesti mai come si consumò l'ingloriosa uscita dalle scene dell'esule Craxi.
Come avresti reagito al livello sempre più capillare di corruttela che ha pervaso coloro che, indegnamente ed autoreferenzialmente, oggi si definiscono uomini di sinistra?
Quegli stessi che ancor prima di tradire in questi anni ad ogni piè sospinto le leggi della Repubblica, hanno tradito i loro stessi ideali, hanno tradito, legandosi mani e piedi al logiche del libero mercato e mettendosi al servizio della finanza e del capitale, la classe lavoratrice che avrebbero dovuto tutelare, togliendo loro diritti e garanzie, costati decenni di battaglie?
E che dire, come ti saresti opposto, caro Enrico, ad un manipolo di bluse verdi che a partire dagli anni '90, in cammino da Pontida al grido di Roma ladrona con mire secessioniste, oggi stanno sventolando, applauditi anche al Sud, il loro vessillo padano in tutta Italia? Sembra non ostare al loro successo neanche una verginità politica perduta da tempo.
Caro Enrico, dopo aver pronunciato quelle profetiche parole, te ne andasti 3 anni dopo. La morte ti ha risparmiato dall'assistere, per quanto possa essere consolatorio essere stato strappato alla vita quando invece tanto ancora avresti potuto dare alla causa di moralizzazione della nostra classe politica, all'ulteriore, vergognosa deriva.
La questione morale e chi la invoca oggi, uno sparuto gruppo di cittadini che nel giugno 2018, complice un barlume di lucidità degli elettori italiani, si sono fatti Stato, oggi é spacciata per giustizialismo, per voglia di manette, per il voler negare il diritto alla presunzione d'innocenza fino a sentenza passata in giudicato. Tempi bibblici che l'Italia non può permettersi di attendere se vuole rifondare su basi di rinnovata fiducia il rapporto fra cittadini e Istituzioni.
Ma nessuno dell'ancienne regime vuole cogliere o, meglio, ha interesse a cogliere il distinguo, evidentemente troppo scomodo, perchè chiama ad interrogare le singole coscienze.
Meglio, molto meglio nascondere le proprie derive etiche dietro la foglia di fico del garantismo.



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