Il re è nudo
Mentre sto scrivendo queste righe é in corso a palazzo Chigi uno scontro frontale fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
Il capo politico del M5S chiede con fermezza al segretario della Lega di sospendere, almeno temporaneamente dalle funzioni di governo, il suo sottosegretario Siri, sotto indagine della Procura di Roma per una storia di corruzione in contiguità con ambienti mafiosi. Richiesta a cui il leghista Salvini, lungi dall'avvertirne l'obbligo morale, sta facendo orecchie da mercante.
Anzi, il figliol prodigo del vecchio Bossi condannato in appello, insieme al suo tesoriere Belsito, per la maxi truffa ai danni dello Stato di 49 milioni, sta alzando il livello dello scontro ponendo un inspiegabile veto alla norma Salva Italia (norma dalla Lega e dai media asserviti, ribattezzata ad uso propaganda "salva Roma" ).
E come al solito mi tocca assistere, con una sorta di rassegnazione, all'ennesima commedia mediatica, all'ennesima deviazione dalla verità.
Proprio ora mi arriva un ultima news tg: la norma sembra sia passata con delle modifiche tali da rendere soddisfatti i leghisti: "felici che il debito di Roma non lo debbano pagare tutti gli italiani ma rimangano a carico della Raggi". Frottole!
E fa il paio con l'altra idiozia fatta girare da Salvini in questi giorni: "stop alla norma Salva Raggi".
La norma ribattezzata Salva Roma portata stasera in CdM dal M5S, chiarisco per i distratti, riguarda la rimodulazione del debito contratto dalle varie giunte capitoline prima del 28 aprile 2008 (stiamo parlando dei Sindaci produttori seriali di debito Rutelli, Veltroni, Alemanno), ad oggi ancora ammontante alla astronomica cifra di 13 miliardi di euro, e che fu inglobato in una gestione commissariale istituita dall'allora governo Berlusconi, quando era sindaco Gianni Alemanno.
Tale debito pregresso, in pancia al vecchio Comune di Roma, fu da allora posto al di fuori dalla gestione ordinaria della neocostituita Roma Capitale ed è stato gestito da una serie di Commissari di nomina governativa succedutisi nel tempo, con l'obiettivo di estinguerlo entro il 2048.
Insomma una sorta di "bad Company", come l'ha definita la Raggi.
Ma questo enorme macigno di debito, lungi dal pesare solo sui romani, come vorrebbe oggi insinuare il leghista Salvini, in realtà è stato accollato fin dal 2008 a tutti gli italiani.
Per il suo rientro può contare infatti su una dote di 500 milioni di euro l’anno, di cui 300 trasferiti dallo Stato (quindi di tutti i contribuenti italiani), e 200 versati da Roma Capitale, che li ricava attraverso una maggiorazione di 0,4% dell’addizionale comunale sull’Irpef e dai ricavi di una sovrattassa applicata ai turisti in partenza dagli aeroporti romani (Fiumicino e Ciampino).
Ci scommetto che molti pochi italiani sono al corrente di questo.
La norma proposta dal Movimento 5Stelle verteva su pochi punti cardine:
Mettere fine alla gestione commissariale entro il 2021, finora del tutto fallimentare visto che nonostante la "dote" di 500milioni messa nelle mani dei vari commissari, è andata in crisi finanziaria (coi soldi nostri, naturalmente).
Far gestire direttamente dallo Stato la parte di debito relativa ai mutui, compresa la rinegoziazione dei tassi di interesse con le Banche (oggi altissimi e fuori mercato).
Far gestire la parte commerciale del debito direttamente a Roma Capitale con puntuale ricognizione di ogni singolo debito.
Insomma una norma a costo zero per tutti gli italiani che avrebbe comportato una riduzione dei costi stimata in 2,5 miliardi di euro e con i quali si sarebbero potuti realizzare nuovi investimenti e perché no', abbasare un po' l'addizionale IRPEF ai romani, che pagano l'aliquota più alta d'italia.
Ma ora tutto questo sembra essere stato messo in discussione dall'impuntatura pretestuosa di un Salvini sempre più in difficoltà.
Oltre al caso Siri, infatti, diversi sindaci leghisti in questi ultimi giorni sono finiti nelle amorevoli mani della Procura, fra cui Borriello, in Campania, assicurato alle patrie galere.
E lui, il capo dei padani, il Ministro dell'Interno, l'improbabile difensore della legalità, quando in realtà l'unica difesa che prende é quella dei suoi uomini in conflitto col codice penale italiano, che fa?
Copre la vergogna alzando sempre di più la voce e sfila con la sua corte a Palazzo Chigi con ostentata protervia.
E lo farà fino a che gli italiani che hanno subito il suo fascino non scopriranno che, in realtà, il re è nudo.
Il capo politico del M5S chiede con fermezza al segretario della Lega di sospendere, almeno temporaneamente dalle funzioni di governo, il suo sottosegretario Siri, sotto indagine della Procura di Roma per una storia di corruzione in contiguità con ambienti mafiosi. Richiesta a cui il leghista Salvini, lungi dall'avvertirne l'obbligo morale, sta facendo orecchie da mercante.
Anzi, il figliol prodigo del vecchio Bossi condannato in appello, insieme al suo tesoriere Belsito, per la maxi truffa ai danni dello Stato di 49 milioni, sta alzando il livello dello scontro ponendo un inspiegabile veto alla norma Salva Italia (norma dalla Lega e dai media asserviti, ribattezzata ad uso propaganda "salva Roma" ).
E come al solito mi tocca assistere, con una sorta di rassegnazione, all'ennesima commedia mediatica, all'ennesima deviazione dalla verità.
Proprio ora mi arriva un ultima news tg: la norma sembra sia passata con delle modifiche tali da rendere soddisfatti i leghisti: "felici che il debito di Roma non lo debbano pagare tutti gli italiani ma rimangano a carico della Raggi". Frottole!
E fa il paio con l'altra idiozia fatta girare da Salvini in questi giorni: "stop alla norma Salva Raggi".
La norma ribattezzata Salva Roma portata stasera in CdM dal M5S, chiarisco per i distratti, riguarda la rimodulazione del debito contratto dalle varie giunte capitoline prima del 28 aprile 2008 (stiamo parlando dei Sindaci produttori seriali di debito Rutelli, Veltroni, Alemanno), ad oggi ancora ammontante alla astronomica cifra di 13 miliardi di euro, e che fu inglobato in una gestione commissariale istituita dall'allora governo Berlusconi, quando era sindaco Gianni Alemanno.
Tale debito pregresso, in pancia al vecchio Comune di Roma, fu da allora posto al di fuori dalla gestione ordinaria della neocostituita Roma Capitale ed è stato gestito da una serie di Commissari di nomina governativa succedutisi nel tempo, con l'obiettivo di estinguerlo entro il 2048.
Insomma una sorta di "bad Company", come l'ha definita la Raggi.
Ma questo enorme macigno di debito, lungi dal pesare solo sui romani, come vorrebbe oggi insinuare il leghista Salvini, in realtà è stato accollato fin dal 2008 a tutti gli italiani.
Per il suo rientro può contare infatti su una dote di 500 milioni di euro l’anno, di cui 300 trasferiti dallo Stato (quindi di tutti i contribuenti italiani), e 200 versati da Roma Capitale, che li ricava attraverso una maggiorazione di 0,4% dell’addizionale comunale sull’Irpef e dai ricavi di una sovrattassa applicata ai turisti in partenza dagli aeroporti romani (Fiumicino e Ciampino).
Ci scommetto che molti pochi italiani sono al corrente di questo.
La norma proposta dal Movimento 5Stelle verteva su pochi punti cardine:
Mettere fine alla gestione commissariale entro il 2021, finora del tutto fallimentare visto che nonostante la "dote" di 500milioni messa nelle mani dei vari commissari, è andata in crisi finanziaria (coi soldi nostri, naturalmente).
Far gestire direttamente dallo Stato la parte di debito relativa ai mutui, compresa la rinegoziazione dei tassi di interesse con le Banche (oggi altissimi e fuori mercato).
Far gestire la parte commerciale del debito direttamente a Roma Capitale con puntuale ricognizione di ogni singolo debito.
Insomma una norma a costo zero per tutti gli italiani che avrebbe comportato una riduzione dei costi stimata in 2,5 miliardi di euro e con i quali si sarebbero potuti realizzare nuovi investimenti e perché no', abbasare un po' l'addizionale IRPEF ai romani, che pagano l'aliquota più alta d'italia.
Ma ora tutto questo sembra essere stato messo in discussione dall'impuntatura pretestuosa di un Salvini sempre più in difficoltà.
Oltre al caso Siri, infatti, diversi sindaci leghisti in questi ultimi giorni sono finiti nelle amorevoli mani della Procura, fra cui Borriello, in Campania, assicurato alle patrie galere.
E lui, il capo dei padani, il Ministro dell'Interno, l'improbabile difensore della legalità, quando in realtà l'unica difesa che prende é quella dei suoi uomini in conflitto col codice penale italiano, che fa?
Copre la vergogna alzando sempre di più la voce e sfila con la sua corte a Palazzo Chigi con ostentata protervia.
E lo farà fino a che gli italiani che hanno subito il suo fascino non scopriranno che, in realtà, il re è nudo.



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