Il cerchio politico mafioso e il caso Siri
"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo."
Queste le parole, scolpite nella memoria di coloro che gli hanno voluto bene e rispettato come massima espressione deIle Istituzioni, che Paolo Borsellino pronuncio' qualche tempo prima di morire.
Oggi, a 27 anni dalla sua morte, le sue parole sono sempre più drammatiche nella loro attualità. Anzi, oggi lo sono forse più di ieri, perché il mostro mafia, lungi dall'essere stato domato, ha escogitato sistemi sempre più sofisticati per mimetizzarsi nella società civile e nelle Istituzioni del nostro Paese.
Oggi un caso Armando Siri (Senatore nonché sottosegretario di Stato alle Infrastrutture in quota Lega), come tanti altri prima di lui, é qui a ricordarcelo.
E quello che più mi colpisce, da quanto si apprende dai media, non è tanto l'ipotesi di reato di corruzione formulata a carico del Sottosegretario leghista, ipotesi basata su intercettazioni ambientali acquisite sull'imprenditore Paolo Arata in terra siciliana, e che dovrà essere dimostrata dai magistrati, quanto il contesto di interessi e relazioni emersi nel corpo dall'indagine, comprese notizie di qualche ora fa che non attengono alla sfera penale dell'indagine.
Anche ove il procedimento in corso si chiudesse con un non luogo a procedere per Armando Siri, quello che è inconfutabile é che il Sottosegretario leghista é un politico che nel 2014 ha patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta. Motivo ritenuto non ostativo dal suo segretario Matteo Salvini per imporlo in un ruolo di spicco nel vigente esecutivo.
Così come, del resto, il Salvini non ha avuto alcun sussulto di coscienza nell'aver imposto in Parlamento il suo presidente a vita, il senatur Bossi, condannato anche in appello a 1 anno e 10 mesi nell'ambito della maxi truffa allo Stato che ha "obbligato" la Lega alla rifusione di 49 milioni di euro agli italiani in comode rate, senza interessi, nell'arco di 81 anni (!).
Anche ove il senatore Siri potesse provare la sua innocenza, quanto apprendiamo fa emergere i suoi stretti rapporti con l'imprenditore Arata, ex parlamentare in quota FI, prestanome di un pregiudicato siciliano, Vito Nicastri, con comprovati legami con il più pericoloso latitante della mafia siciliana, Matteo Messina Denaro.
Un Arata con interessi nell'eolico che addirittura lo stesso Salvini provo' ad accreditare come Presidente dell'Autorità di regolamentazione di Energia e Ambiente! .
Manovra che ha incontrato il niet più assoluto da parte dell'altro Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio, il capo dei pentastellati in quota di maggioranza di questo Esecutivo.
Credo di cominciare a comprendere perché una legge sul conflitto d'interessi seria, ancorché inserita nel contratto di Governo su cui si regge questo Esecutivo, con un Vice Presidente del Consiglio come Salvini, che di un conflitto di interessi così plateale non se ne fa un problema, non la vedremo mai.
Anche ove si dimostri che il leghista Armando Siri non ha mai incassato tangenti da parte di Arata in cambio di emendamenti addomesticati sul comparto eolico, é notizia di queste ore che il figlio dello stesso Arata, Federico, "un ragazzo preparatissimo" sostengono i leghisti, é stato assunto con regolare contratto di collaborazione a Palazzo Chigi, nientepopodimeno che da Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Insomma da questa indagine, anche ove non dovessero emergere elementi penali a carico di esponenti della Lega emerge, chiaro come il sole, che la loro asticella dell'etica politica ed istituzionale é abbastanza elastica da non impedirgli, ove non incontrassero ostacoli di sorta (in questo caso Magistratura e M5S), di
piazzare nelle più alte sedi Istituzionali del Paese soggetti di chiara connotazione mafiosa o, quantomeno, di imbarazzante contiguità ad essa.
Prova ne sia che, a detta della Procura di Palermo, Vito Nicastro detto "il re dell'eolico", a cui l'imprenditore Arata, di casa presso i vertici della Lega, fungeva da prestanome, oltre ad essere un pregiudicato per truffa e corruzione é stato raggiunto da interdittiva antimafia per i suoi legami col pericoloso latitante, come già detto, il capo mafia Matteo Messina Denaro.
Quel Matteo il cui figlio, Francesco, viene indicato in queste ore da un pentito come colui che provo' a commissionargli l'omicidio di Paolo Borsellino (fonte BlogSicilia.it).
E qui si chiude il cerchio.



Grazie tutto molto più chiaro!
RispondiElimina