Gli incendi, la Raggi, De André e la Lega Lombarda.


La monnezza di Roma continua a bruciare, é un bollettino di guerra a ben guardare.
Dal suo insediamento in Campidoglio, il 22 giugno 2016, la Sindaca di Roma Virginia Raggi si é vista dare alle fiamme 600 cassonetti, l'isola ecologica di Acilia e, in un crescendo, a soli 3 mesi l'uno dall'altro, i 2 principali impianti AMA di trattamento di rifiuti di Salario e Rocca Cencia.

Snobbata vistosamente, quando non intralciata, dal Presidente della Regione Lazio Zingaretti, (oggi anche improbabile segretario del PD), latitante nel predisporre il nuovo piano rifiuti regionale tanto da essersi beccato ben due diffide del Tar del Lazio, Virginia Raggi ha dovuto arrabbattarsi da sola e chiedere aiuto alle altre Regioni per smaltire i rifiuti di Roma.

Ma la devastazione continua, incessante a dispetto di tutto e tutti. In barba ai modesti rinforzi militari fatti passare dal Viminale per grandi interventi (ad oggi 136 poliziotti e uno sparuto numero di militari della Brigata Sassari, quando la Raggi aveva già da tempo richiesto a gran voce l'esercito), protetta solo dalla sua pur volenterosa polizia locale, ancora una volta Roma é tornata a bruciare. Il 26 aprile ha preso fuoco, con il suo terribile corollario di roghi tossici, anche la discarica abusiva in via di Collatina Vecchia, sotto sequestro già da febbraio scorso.
AMA l'avrebbe bonificata da lì a pochi giorni, i soldi c'erano, Virginia li aveva trovati fra le pieghe del bilancio, un tesoretto di 1 milione di euro, per quella di Collatina appunto, la discarica più grande, e per altre 13, già bonificate in questi ultimi mesi.
Certo a Roma di discariche abusive se ne contano almeno 100, da anni abbandonate al loro degrado, ma se l'ultima non fosse andata a fuoco la Raggi avrebbe intanto chiuso il primo giro di bonifica di 14 discariche. Un buon inizio considerati gli scarsi fondi che ha a disposizione.

Ma non é finita. Ad aggiungere un altro pezzo al puzzle della monnezza romana, la Raggi, per il tramite della sua municipalizzata AMA, si è vista  andare "inspiegabilmente" deserte ben 3 gare per lo smaltimento dei rifiuti trattati dai suoi impianti, tanto da doversi piegare a trattative private, ovviamente a prezzi maggiorati con i soliti noti.
Roba da Antitrust che infatti ha avviato un istruttoria. Chissà però quando vedrà la luce e con che risultati, così come chissà quando e cosa porterà con sé di concreto l'indagine aperta dalla Procura di Roma sugli impianti andati a fuoco, forse solo la certezza, peraltro già acquisita, che si é trattato di incendi dolosi.

Mi stai nel cuore cara Sindaca, solidarietà prima ancora che obbligo istituzionale avrebbero voluto che tu, una combattente nata, fossi stata affiancata da un Ministro degli Interni responsabile e conscio che quella che stai combattendo in solitaria, armata solo della tua resilienza coraggiosa, è una battaglia impari.
È la battaglia di un Amministrazione romana finalmente rientrata nell'alveo della legalità dopo decenni di contiguità criminali, contro un sistema lobbistico mafioso, potente, che invece ha deciso di farle la guerra.
"L'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso…"  ci avrebbe sussurrato un redivivo Fabrizio De André narrando della tua esperienza capitolina, cara Virginia.

Risultati i tuoi, quanto a legalità e buon Governo, che avrebbero fatto la felicità del più intransigente dei Ministri degli Interni. Invece, cara Virginia, cara Sindaca della più bella città del mondo, (venite cari turisti a visitarla Roma, ne sarà valsa la pena), ti ritrovi ad avere a che fare con un soggetto ostile, imbevuto di un'antiromanita' malcelata, tradita dai suoi geni indipendentisti padani che a malapena gli hanno consentito di cancellare quel "nord"
dal simbolo, ma non dal suo DNA.

Per prendersi Roma con tutta la sua orda etnonazionalista al seguito, ti vorrebbe politicamente morta domani mattina, il "diversamente Ministro degli Interni" di questo esecutivo, il signor Salvini, anzi, diciamocela tutta, ci sta già lavorando da un bel pezzo.

Ma tu non permetterglielo, un tal personaggio sul seggio più alto di palazzo senatorio, anche se fosse per interposta persona di una Meloni eterodiretta, sarebbe l'ennesimo, forse il più amaro sfregio alla Capitale d'Italia.

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